

E’ difficile descrivere la sensazione che si prova quando si giunge, dopo un percorso attraverso la più pura campagna trevigiana, al cospetto della splendida Villa Emo, costruita da Andrea Palladio.
La sua maestosità è data non solo dal sontuoso (eppure semplice) complesso centrale, ma soprattutto dalle lunghissime barchesse che sembrano racchiuderla ed al tempo stesso abbracciarla. Questa caratteristica impressiona molto il visitatore, che viene colpito anche dall’ampiezza dello spazio in cui essa si trova.
Vale la pena, dopo aver parcheggiato l’auto o essere scesi dal pullman, avvicinarvisi senza fretta, cercando di immaginare i tempi in cui la Villa fu originariamente utilizzata.
E’ una di quelle residenze in cui , a mio avviso, più si respira quell’armonia tra paesaggio ed edificio (e sue pertinenze) che Palladio inseguì, con felicissimi risultati, per tutta la sua vita, riassumendo ed anche pubblicando le sue teorie nei celebri “4 libri dell’architettura” stampati a Venezia nel 1570, e nei quali , non certo a caso , anche questa Villa è inserita.
Villa Emo, costruita probabilmente a partire dal 1558, è oggi sede di un’istituto bancario, che ha alcuni uffici all’interno delle barchesse.
Fu costruita per il patrizio veneziano Leonardo Emo, che qui si stabilì per dedicarsi all’attività agricola e vi impiantò anche allevamento di bestiame, molini, filande, e promosse la bonifica della terra e l’innovazione delle colture agricole.
Ricordiamo che ad un certo punto della Storia i nobili veneziani rivolsero l’attenzione verso la campagna e le attività ad essa legate, perchè la ricchezza economica proveniente dal mare e dai domini della Serenissima, ed i suoi fiorenti commerci, iniziavano ad essere minacciati dalla scoperta dell’America (e quindi dall’ apertura di nuove rotte commerciali) e dall’avanzata dei turchi.
Anche questa Villa è magnificamente affrescata, molto spesso da motivi agresti, uniti alla mitologia. Importante sottolineare che l’introduzione sistematica delle decorazioni interne alle Ville fu un altro merito di Palladio, convinto che in questo modo la Villa poteva maggiormente fondersi con il paesaggio. Il paesaggio , per lui , non era elemento esterno alla Villa, né la Villa era elemento esterno al paesaggio: era un tutt’uno. E’ molto interessante notare come questa teoria precorresse, già nel ‘500, teorie umanistiche e filosofiche che ai nostri tempi si stanno affermando.
La vista dall’esterno aperta verso il paesaggio (e quindi il criterio di posizionare finestre e logge) assolveva alla duplice funzione di migliorare la qualità della vita, ed al tempo stesso di controllare il lavoro del personale alle dipendenze del proprietario, e la vita che si svolgeva intorno all’abitazione.
La Villa Emo è naturalmente visitabile; al suo ingresso, oltre ad un book-shop ad una piccola esposizione dedicata al territorio circostante, si può visionare anche un interessante filmato in cui viene illustrata la storia della villa ed il significato dei suoi notevoli affreschi.


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